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Ritmi di casa per le ucraine

Un successo l'esibizione del complesso "Barvinok"

di Nicla Panciera (Corriere delle Alpi 30 dicembre 2005)

Sono arrivati da Kovel, cittadina nell’Ucraina Occidentale, a due giorni di viaggio da qui, per portare i colori e le musiche della loro tradizione alle compaesane emigrate in Italia. Sono i giovanissimi del compresso folkloristico “popolare” ed “eccellente” Barvinok, un fiore legato alle cerimonie nuziali e ad altre feste della tradizione ucraina, che mercoledì sera si è esibito nel teatro del Centro Giovanni XXIII.
La proposta, avanzata da Ucraina Più, neonata associazione delle badanti di Belluno presieduta da Ivanna Petryna, è stata accolta con favore da Comitato d’Intesa, Bellunesi del Mondo, Charitas, InformaImmigrati e Alba Azione di Gioia. Duplice lo scopo dell’iniziativa: far sentire “come a casa” le lavoratrici straniere nel momento in cui si fa forse più acuta la nostalgia per la famiglia lontana e, nello stesso tempo, promuovere la loro integrazione, facendo conoscere ai bellunesi il folklore poco conosciuto della terra ucraina.
Numerose le ucraine in sala, con gli occhi lucidi e il cuore in gola nel vedere i 25 ragazzi, dai 14 ai 16 anni, della scuola di ballo della città di Kovel, indossare splendidi abiti tradizionali, confezionati a mano, ed eseguire un ricco repertorio natalizio accompagnati dall’Orchestra della Musica Popolare. Alcune, come Olga e Ivanna, si fanno trascinare e improvvisano un ballo sotto il palco.
“Intendiamo coinvolgere anche persone dalla Bielorussia, Moldavia e Romania”, spiega Alla Shvay, di Kovel ma residente a Mogliano Veneto. E’ lei che per prima ha lanciato l’idea di una tappa a Belluno. A pochi istanti dall’inizio dello spettacolo, svela: “Sarà una festa suggestiva per tutte le donne che abitano a Belluno: le riconoscerete dalle lacrime di commozione e dal movimento del capo che batte il tempo”.
Belle parole vengono da Giorgio Zampieri, del Comitato D’Intesa, che si augura “che anche questa serata aiuti a stabilire un rapporto di amicizia con gli stranieri e smuova l’apatia di tutti noi riguardo al loro inserimento sociale”. Dopo la consegna di alcuni omaggi ai bambini da parte di Angelo Paganin, don Giorgio Soccal cita Sant’Agostino:”Quando non si sa la lingua d’altri, si balla e si canta”.
Presenti in sala, oltre al direttore della scuola di ballo, anche un deputato e il vicesindaco della città di Kovel:“Speriamo di poter collaborare ancora con Belluno, città accogliente e ospitale, e di aprire presto la strada al gemellaggio. Vi aspettiamo nella nostra città”. L’esibizione termina, le donne ucraine fanno capannello per organizzare le prove del loro coro (esibitosi in concerto due domeniche fa). Il loro natale è vicino, il 6 gennaio, e lo passeranno tutte lontano da casa.

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